Recensione a “Le braci” romanzo di Sándor Márai

“Le braci” romanzo di Sándor Márai

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

Un romanzo osannato dalla critica, che va letto almeno una volta nella vita per le riflessioni che è in grado di suscitare.

Nella cornice storica della caduta dell’Impero Austro-Ungarico, tra atmosfere proprie della fine di un’ epoca, due vecchi amici si rincontrano nell’ora del loro tramonto: è finalmente giunto il tempo della verità. Essi sono Henrik, un generale di nobili origini, e Konrad, il suo fraterno amico, di umili origini. Tra loro è successo qualcosa che li ha portati a separarsi senza spiegazioni.

Il legame che li unisce è più di una semplice amicizia, è pregno di qualcosa di oscuro, una verità taciuta per quarantuno anni.
Il romanzo è ambientato nel 1940 in un castello ai piedi dei Carpazi, dimora del protagonista, dove il tempo sembra essersi fermato, sospeso nell’attesa di sapere cosa sia successo; e il fantasma di una donna aleggia tra di loro (non posso svelare altro) .
Ma se, alla fin fine, l’amico interloquisce solo pochissime volte, il romanzo si dipana in un lungo e intenso monologo del protagonista, in cui si svela una trama originale e coinvolgente nonostante il ritmo lento.
La penna di Marai è raffinata ed elegante, corollata da descrizioni vibranti ricche di dettagli che incantano il lettore e ci si ritrova persi in divagazioni che domani spunti importanti di riflessione.
La passione non si piega alle leggi della ragione, non si cura minimamente di quello che riceverà in cambio, vuole esprimersi fino in fondo, imporre la sua volontà, anche se in cambio non ottiene altro che sentimenti mansueti, amicizia e indulgenza. Ogni vera passione è senza speranza, altrimenti non sarebbe una passione ma un semplice patto, un accordo ragionevole, uno scambio di banali interessi.

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