Recensione a “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” di Luis Sepulveda

“Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” di Luis Sepúlveda

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

In un prato vicino a casa tua o casa mia viveva una colonia di lumache, sicurissime di trovarsi nel posto migliore del mondo.

La comunità di lumache viveva sotto la frondosa pianta del calicanto, piegate all’ordine prestabilito delle cose: non si chiamavano per nome e, soprattutto, non si ponevano domande, accettavano tutto con muta rassegnazione.
Tra loro vi era una lumachina che, invece, voleva capire il motivo della loro lentezza, che le rendeva vulnerabili, e non si accontentava di rimanere senza nome e, quindi, senza identità: per questo era considerata come un elemento di disturbo. Lei, però, non si diede per vinta e decise di allontanarsi dal suo “porto sicuro” per intraprendere un viaggio alla ricerca delle risposte che cercava. Si imbattè, così, in un gufo sapiente e in una tartaruga che le diede finalmente un nome: Ribelle, per l’appunto!
Una volta ritornata nel prato d’origine, Ribelle guiderà le lumache, che sceglieranno di seguirla, in un posto più sicuro, nel quale non incombe la minaccia dell’uomo.
Sepúlveda ci regala un’altra favola dalla morale altissima. Un inno al coraggio e alla ribellione e, al tempo stesso, una denuncia al mero interessarsi di ciò che accade nel proprio orticello, una denuncia contro l’indifferenza e l’isolamento.
Una bella metafora della vita che insegna a tutti noi a riscoprire il senso perduto del tempo e l’importanza delle piccole cose, ponendo lo sguardo al di là del piccolo mondo che ci circonda, aprendoci al bene comune.
L’Autore cileno utilizza una scrittura semplicissima che cattura i lettori di ogni età e, con una storia breve e significativa, riesce a lanciare un messaggio prezioso.