Recensione a “Nel segno del destino” romanzo di Valentina Fontan

NEL SEGNO DEL DESTINO” di Valentina Fontan

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

«Tu che cosa cerchi?»

«Che cosa cerco? Non capisco» rispose Luther aggrottando la fronte, confuso da quella strana domanda appena rivoltagli.

«La pace»

«Cos’hai detto?» domandò Lorenzo sobbalzando al suono della voce del tedesco dopo che avevano passato alcune ore senza parlare.

«Mi hai chiesto che cosa cerco. Cerco la pace. Anelo alla pace, ma sembra una mera utopia» rispose il monaco continuando a fissare davanti a lui.

La Pace.

Ecco il cuore di questo romanzo.

Ecco l’auspicio del vero uomo di Fede quale fu Martin Luther.

Ecco l’amara constatazione che trattasi di sogno irrealizzabile…

Valentina Fontan accompagna il lettore lungo la vita di un rivoluzionario armato unicamente della Parola di Dio e, per questo, non capito, rectius, odiato.

Un buon romanzo storico Nel segno del destino: ricerca, prima bibliografia di riferimento, note esplicative a piè di pagina, sono indici del lavoro svolto a monte dall’Autrice.

Invero la Fontan non si limita a far parlare e a far muovere il suo protagonista ma lo fa inserendolo nel giusto contesto storico, facendolo interagire con i personaggi realmente esistiti e che con Lutero hanno avuto a che fare: dalla moglie Katharina von Bora al Principe Elettore Federico III di Sassonia, detto “Il Saggio”, suo primo, grande, protettore a Georg Burkhardt, detto “Spalatino”, consigliere di Federico III e amico di Lutero, fino a Lucas Cranach il Vecchio, pittore di corte.

Il tutto senza dimenticare i teologi più o meno ostili al Nostro come Thomas Müntzer o Johannes “Eck” Mayer o il Cardinale Tommaso De Vio detto “Il Caetano”.

Così come realmente esistiti furono l’Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V, i papi Leone X e Adriano VI, i nobili rivoltosi Franz von Sickingen e Ulrich von Hutten, e tale Leonhard Köppe…

Dimenticato qualcuno? Non me ne voglia l’Autrice ma il romanzo è così ricco di attori veri, primari e comprimari!

Ma Nel segno del destino è, pur sempre, un romanzo (da non sottovalutare) e, così, da Roma, ecco Lorenzo Balzani, giovane di belle speranze destinate a infrangersi, positivamente, in quel di Wittemberg e dintorni.

Lorenzo, a volte scaltro, a volte indeciso, a volte acuto, a volte incerto, rappresenta il giusto rovescio della medaglia della forza, della fede, del buon senso di Martin Lutero.

Invero non me ne voglia (di nuovo!) la Fontan ma Lorenzo rappresenta l’interlocutore che il lettore attento vorrebbe essere, tale da far risaltare e, giustamente, apprezzare la visione del mondo Luterano.

E qui, terminata la lettura del libro, tornano in mente le parole scritte, oltre tre secoli dopo i fatti avvenuti, da Walt Whitman nelle sue celeberrime Foglie d’Erba:

La domanda, Ahimè! così triste, ricorrente – Che c’è di buono in tutto ciò, Ahimè, Ahi vita?

Risposta

Che tu sei qui – che esiste la vita, l’identità,

Che la poderosa commedia va avanti e tu puoi contribuirvi con un verso.

(I Edizione I Meridiani – Mondadori, 2017, traduzione di Mario Corona)

Che altro aggiungere?

Valentina Fontan ha espresso disappunto sul fatto che il Suo libro non sia stato apprezzato, sostenendo che, in Italia, la Cultura è vista come elemento negativo.

Amica lettrice, amico lettore dimostriamole il suo errore di giudizio leggendo come merita Nel segno del destino.

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