Recensione a “LIMEN. Oltre i confini dell’ignoto” romanzo di Coralba Capuani

“LIMEN. Oltre i confini dell’ignoto” di Coralba Capuani

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

Recensire un libro come Limen non è mai facile.

Perché?

La risposta sta nell’averlo letto con attenzione.

Certo, si può sempre seguire lo schema classico: analisi copertina; analisi titolo e sottotitolo; ambientazione; scrittura… Funzionerà? Proviamo.

Copertina.

Una bella ragazza stringe a sé un mazzo di rose, sfiorite. L’immagine trasmette un senso di malinconia, di tristezza. E sullo sfondo, tra colori tenui, sfumati, ecco le croci di un cimitero.

Titolo e sottotitolo.

Limen. Oltre i confini dell’ignoto.

Limen: sostantivo [latino] neutro III declinazione che significa soglia, confine, frontiera, limite estremo. Significato che si aggancia perfettamente al sottotitolo del libro: Oltre i confini dell’ignoto.

Ambientazione.

Pescara e dintorni ai giorni nostri.

Scrittura.

Sì, il libro è scritto bene: verbi coniugati correttamente, frasi lineari; forse troppi flash-back ma, riflettendoci, è l’impostazione della trama che li richiede: ergo, vanno bene così.

Quindi, tirando le somme, abbiamo un bel libro, ambientato nel nostro tempo nella provincia abruzzese, che parla di cimiteri o, quantomeno, di morti.

Tutto qua? No, ovviamente.

C’è la faccenda del confine – il limen del titolo; e c’è una parola – fine – che ronza in testa a chi sta scrivendo queste righe….

Confine, morti, fine…

«Ha proprio ragione, signora Nilde. Siamo come certi treni che prima di terminare la loro corsa cambiano binario andando a occupare lo spazio indefinito dei binari morti, quello che non porta in nessun luogo. Noi siamo come quei treni. In attesa. Non sappiamo se cambieremo di nuovo binario o se rimarremo per sempre qui, ad aspettare che qualcosa avvenga. Che qualcuno venga a spiegarci o a portarci via. Eppure penso che possa esserci un motivo che ci trattiene sulla terra, sa signora Nilde? E sono convinta che per me sia quello di aiutare mia nipote Irene, e che quello di Irene sia di aiutare Chiara.»

Checché se ne possa dire (e che verrà detto), Limen è un libro non facile, delicato se vogliamo, ma non facile.

È un libro bidirezionale:

  • va letto (ovviamente) in modo tradizionale dall’inizio alla fine ma il suo pieno significato lo si coglie “leggendolo” dalla fine all’inizio;
  • è ovvio leggerlo dalla “nostra” parte; “nostra”, di noi esseri viventi. Ma lo si comprende appieno solo leggendolo dall’”altra” parte, quella ove stanno coloro che hanno oltrepassato il limen, il confine.

È un libro che trascende il significato religioso della morte ma che si interroga sulla morte stessa, non solo sul “dopo” ma anche sui suoi rapporti con il “prima”.

Sbirciando in Rete si scopre che alla parola medium è attribuita una accezione negativa: è davvero così?

Quello di Irene è davvero un dono, come la vulgata popolare tende a definirlo?

Sopra si è accennato come Limen sia un libro delicato; al contempo è amaro: il desiderio di essere accettati, di essere amati, di essere ascoltati può davvero essere causa di rovina della nostra esistenza?

Limen è un libro da non prendere sottogamba.

Limen è un libro non facile da recensire.

Buona lettura.

 

 

 

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