Incontro con Anna Maria Giordano e Nelson Bova – Progetto “Memoria breve – Pratiche che non si insegnano ma si esercitano” – Libreria “La Fenice” – 22/11/2022

Si è svolto lo scorso 22 novembre 2022, presso la libreria “La Fenice” di Carpi, organizzato dall’Associazione Culturale AppenAppena, nell’ambito del Progetto “Memoria breve – Pratiche che non si insegnano ma si esercitano”, l’incontro dal titolo “Il ruolo del giornalista nella costruzione della memoria nel mondo di oggi”.

Introdotti da Maddalena Caliumi, Presidentessa dell’Associazione (in piedi nelle foto),

la quale, richiamando un articolo apparso su Il Sole-24Ore, ha espresso la preoccupazione che, di questo passo, nel 2041 non ci saranno più storici; sono intervenuti i giornalisti Rai Anna Maria Giordano (a destra nelle foto), ideatrice di Radio3Mondo, e Nelson Bova (a sinistra nelle foto), di Rai3 Regione. Tra il pubblico era presente l’Assessore alla Cultura del Comune di Carpi Davide Dalle Ave.

Anna Maria Giordano ha da subito evidenziato come il giornalista, per forza di cose, fa racconto del presente che, poi, si storicizza. Ha, altresì, ricordato come il Programma per cui lei lavora è iniziato nel 1999: nel pieno della guerra in Kosovo e a dieci anni dalla caduta del Muro di Berlino. Quest’ultimo evento era stato indicato come l’inizio di un Nuovo Ordine Mondiale ma di nuovo aveva poco. Oltrettutto le cose sono cambiate 11 settembre 2001 con l’attacco alle Torri Gemelle.

Per fare un esempio di come le cose siano cambiate dal 1999 a oggi Giordano ha citato la questione mediorientale: all’epoca ci si riferiva esclusivamente al dualismo Palestina-Israele, essendo il resto della zona relativamente stabile. Oggi, invece, i conflitti in zona sono in quantità: appunto Palestina-Israele; Siria, Kurdistan; Afganistan; Iraq; ma, anche Libia…

Nelson Bova è intervenuto ricordando come il termine “primavere” arabe sia stata una creazione nostra, occidentale; in realtà si sarebbe dovuto parlare di “rivoluzioni”. In effetti quegli eventi sono stati raccontati quasi come il nostro ’68… ci si è quindi chiesti cosa penserà uno storico fra 50 anni dei nostri resoconti.

Anna Maria Giordano ha ammesso che quello del giornalista è un lavoro più “spiccio” rispetto a quello dello storico; ha sottolineato l’evoluzione e la rilevanza dei mezzi di informazione (citando come esempio l’Iran dalla Rivoluzione del 1979, raccontata in un certo modo, alla protesta – fa illudere ha detto – del tagio dei capelli di oggi). Il problema, però, ha affermato resta quello dell’obiettività (per rimanere all’oggi: la Russia ha torto ma siamo sicuri che non abbia anche un pochino di ragione?).

Quello relativo all’Ucraina è un peccato originale che riguarda tutti: per 8 anni (la guerra è iniziata nel 2014…) non se n’é parlato, mettendo tutto nl dimenticatoio. Ma le cose ci hanno sempre riguardato in quanto potenze economiche, colonizzatrici, ecc.

Oggi, rispetto a 30-40 anni fa è più facile raccontare guerre, anche se il lavoro è cambiato tantissimo: il racconto in prima linea, quando il giornalista accompagnava i soldati, non c’è più per motivi di “sistema” – crisi economica di media – al suo posto è cresciuta la generazione dei free-lancer.

Ruolo dei social.media: anche quello è storiografia. Giordano e Bova hanno sottolineato l’importanza di Twitter (finchè esisterà…):  ormai anche la grandi agenzie-stampa si avvalgono di Twitter prendendo da esso le notizie perchè più veloce nel diffonderle…Al riguardo Bova ha evidenziato come lo storico del futuro, al contrario di quello del passato, dovrà discernere e sottrarre, eliminare informazioni vista la loro abbondanza attuale, colpa anche delle fake-news.

Anna Maria Giordano ha evidenziato l’importanza del giornalismo d’inchiesta, in particolare di quello svolto dai gruppi WikiLeaks e Pandora. Esempio: Pandora sono circa 600 giornalsti, distribuiti in 150 paesi con alle spalle le testate giornalistiche più importanti: Espresso; El Pais; Der Spiegel; New York Times.

Ancora, a proposito di verità e propaganda, Gordano ha altresì citato l’attività di verifica dei fatti del gruppo facente capo al sito Bellingcat.

Nelson Bova ha evidenziato la difficoltà di produrre servizi giornalistici ove, per forza di cose, si finisce col dare per scontato avvenimenti che i giovani non conoscono.

Sono stati citati The Red Chapel, film del 2009 del danese Mads Brugger il quale, bypassando divieti e controlli è riuscito a filmare la realtà Nord-Coreana; e il libro Salam Pax – The Baghdad blog del 2003, scritto dal blogger Salam Pax (nom de plume del blogger iracheno Salam Abdulmunem o Salam al-Janabi) che ha raccontato senza filtri la guerra in Iraq.

Entrambi hanno ammesso che, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, è esploso il fenomeno dell’Infotainment ove tutti, anche chi non ne ha le competenze, parla di estero, con conseguente svilimento e peggioramento dell’informazione.

Hanno altresì citato il sito lospiegone.com, progetto avviato non da giornalisti, bensì da studenti universitari, che ha il pregio di essere ben fatto e di spiegare le cose nel miglior modo.

 

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