Recensione a “OSTRICHE” di Aurora Augello

“OSTRICHE” di Aurora Augello

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

Certe volte hai bisogno di partire, di cambiare prospettiva per capire quello che hai perso. Apri gli occhi e cosa vedi? Altre possibilità. Capisci allora cosa ti è successo. Basta una persona, un pensiero per cambiare la tua vita per sempre. Ti domandi se vuoi vivere in questo modo, sé ti basta. Così ho imparato a prendermi cura di me stessa. A non fare progetti. A non pianificare tutto per forza.

“Racconto”: componimento letterario in prosa, più breve di un romanzo, ecc. ci spiega Lo Zingarelli – Vocabolario della lingua italiana.

E Ostriche di Aurora Augello dovrebbe rientrare a pieno titolo in tale definizione.

Dovrebbe… condizionale.. Sì, perché, terminata la lettura di quella cinquantina di pagine nominali che compongono lo scritto della Augello, quella definizione di “racconto” mi appare stretta, minima, poca, incapace di contenere tutto ciò che l’Autrice ha dato al lettore.

Ostriche mi piace più pensarlo come un Diario, Memorie scritte, rappresentazione di due insiemi – Paulette e Amélie, le protagoniste di quest’Opera – in movimento: prima distanti, ignoti dell’esistenza l’una dell’altra; poi intersecantesi fino a sovrapporsi; di nuovo distanti, consci della reciproca esistenza ma destinate a coordinate altre, aliene.

E come i Poli terrestri, seppur agli antipodi, presentano elementi simili, parola dopo parola, passo dopo passo, passato che si fa presente e presente che si erge giustificazione del futuro, Paulette e Amélie, apparentemente quanto più diverse, portano il lettore a svelare che quell’apparente alterità, di fatto, non esiste: e, paradosso, la tragedia ha inizio.

Aurora Augello scava nella personalità di Paulette e Amélie, scava e dipinge il loro essere. Il risultato non é rosa, non ci sono nuvolette contornate da cuoricini. La carne è cruda, dura, indigesta: reale.

E la voglia, anzi più che la voglia, il bisogno di affidare la mia vita alla vita stessa, senza dovere prendere alcuna decisione benché minima… Il presente è un gelo di consuetudine, iberna l’anima dentro un cimitero di emozioni fermate dal tempo e in cui mi ci sono immersa, annegandomi per troppo tempo.

Ostriche è una lettura scomoda, che richiede, per approcciarvisi, il giusto stato d’animo.

Certe assenze si rivelano col tempo presenze costanti, così il mio bambino non è andato via lasciandomi come mi aveva trovata all’inizio (calda, accogliente) e non se ne è andato via a mani vuote, si è portato qualcosa di mio. Crediamo che certe persone colmino i nostri vuoti quando in realtà li occupano.

Sì, occorre fare i complimenti ad Aurora Augello: poche pagine, poche righe per ribaltare convinzioni, certezze, mostrando, al contrario, quanto sia difficile accettare gli altri per come sono, accettare noi stessi per come siamo.

Buona e consapevole lettura.

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