Recensione a “Ostaggi nell’ombra” silloge poetica di Mirca Ferri

“OSTAGGI NELL’OMBRA” silloge poetica di Mirca Ferri

Recensione a cura di Beniamino Malavasi.

Sul finire degli anni ’80 del secolo scorso, negli U.S.A. scoppiò improvvisa una guerra sulle regole da seguire per comprendere la poesia. Da un lato, tale Johnathan Evans Prichard, professore emerito, scriveva che:

“Per comprendere appieno la poesia, dobbiamo, innanzitutto, conoscere la metrica, la rima e le figure retoriche e, poi, porci due domande: uno con quanta efficacia sia stato il fine poetico e due, quanto sia importante tale fine. La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia, diventa una questione relativamente semplice. Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza.”

A Prichard rispose il prof. John Keating il quale osservò che:

Non stiamo parlando di tubi, stiamo parlando di poesia! Ma si può giudicare la poesia facendo la hit parade?!? Gagliardo Byron ma è poco ballabile! Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione

[riportato dalla versione italiana del lungometraggio Dead poets society, titolo italiano L’attimo fuggente].

In effetti, ridurre l’Opera di Mirca Ferri a un asettico piano cartesiano mi sembra artificioso; al contrario, di passione, intesa come Qualsiasi sentimento, impressione, sensazione che agisce sull’animo, a cui l’animo soggiace [da: https://www.treccani.it/vocabolario/passione/ ; n. 3 letter.] le parole di Mirca Ferri traboccano.

In Ostaggi nell’ombra sono ventuno le liriche – strutturate in rime semantiche; accompagnate da immagini che danno corpo al messaggio – che l’Autrice offre al lettore:

  • Lei sente, lei scrive. “Sai, non sono poesie proprio auto-biografiche, però un pizzico di me lo trovi in ogni poesia”. Per lei è complicato non immergersi in ciò che scrive. [dalla Prefazione a cura di Maura Radice]

  • L’ombra non ha bisogno di cornici. In questo aforisma di Giancarlo Stoccoro si riassume questa silloge di poesie scritte in rima semantica [dalla quarta di copertina].

Quanto sopra riportato mi pare un buon punto di partenza per cercare di cogliere il/i significato/i che Ferri cela nelle sue parole.

Eh sì, perché la Nostra, un po’ Montale coi suoi Ossi di seppia, un po’ Ungaretti e Quasimodo con il loro ermetismo, chiede al lettore la massima attenzione ai suoi scritti; cripticità che, va riconosciuto, varia da titolo a titolo. Esempio: se in Nella carne; in Combattenti; in Il lupo emerge la dolorosa convivenza di Mirca con la malattia; se in Luce; in Lettera è la Mirca – mamma che parla; se in Il soffio; in Fiori, Mirca ci invita all’ottimismo, a ringraziare la Natura per uno dei doni più belli, i fiori, appunto; in Prigionia; in L’amico l’atmosfera cambia, diventa più intimista; il detto è nascosto.

Ancora, se con I gatti si sorride; Bagliore appare come un omaggio a Vasco Rossi e al suo Dillo alla Luna

Emerge, quindi, come diversi siano i colori espressivi usati dalla Ferri nelle sue liriche; e non è facile!

Del malato amore; Regina morte; Discesa; e la cruda Spezzata: l’essere donna declinato nelle varianti alle quali non vorremmo mai accostarci.

L’isola; Errando; Passato; Fede: siamo noi, moderni, sempre di corsa, forse dimentichi di ciò che ci lasciamo alle spalle, ciechi…

E Addio non può che essere la giusta chiusura di questa silloge tutt’altro che facile, tutt’altro che semplice. Tutta Mirca Ferri. E, per chi non l’avesse capito, Tutta Mirca Ferri vuol dire che le poesie di Ostaggi nell’ombra sono Lei.

Buona, attenta, lettura.