Recensione a “L’EREDITÀ DELL’ABATE NERO” + “IL PATTO DELL’ABATE NERO” + “L’ENIGMA DELL’ABATE NERO” ovvero “SECRETUM SAGA” di Marcello Simoni

“L’EREDITÀ DELL’ABATE NERO” + “IL PATTO DELL’ABATE NERO” + “L’ENIGMA DELL’ABATE NERO” ovvero “SECRETUM SAGA” di Marcello Simoni

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

Certo, al giorno d’oggi, può apparire facile scrivere la recensione a libri pubblicati a distanza di anni: si accede alla Rete, si sbircia come altri li hanno giudicati, si miscelano i concetti, et voilà, les jeux sont faits.

Purtroppo, o per fortuna, non funziona così: accettare il contrario significherebbe omologare il nostro pensiero a quello precostituito, svilire il nostro “io”, rendere superflua la lettura di qualsivoglia testo. 

Poi, ovvio, il come intendiamo, la nostra visione di quelle pagine può essere o meno condivisibile; ciò che importa è che l’espresso sia frutto genuino del nostro pensiero, del nostro essere.

E veniamo a Marcello Simoni e alla sua Secretum Saga, attualmente composta da tre romanzi: L’eredità dell’Abate nero; Il patto dell’Abate nero; L’enigma dell’Abate nero.

Cosimo de’ Medici Il Vecchio [il nonno di Lorenzo Il Magnifico per intenderci] aveva un gemello, Damiano?

Facendo propria la tesi positiva, aggiungendovi quella che vuole Cosimo più che interessato alle filosofie occulte, Simoni dà vita a un insieme di personaggi, sì fittizi [tranne, come accennato, Cosimo Il Vecchio e il filosofo Marsilio Ficino nonché il cardinal Bessarione], ma specchio della società fiorentina del XV secolo: i de’ Bruni, i de’ Brancacci, i Donati, Tigrinus… che si muovono tra la Firenze medicea, l’Alghero sotto dominazione aragonese, la Ravenna controllata dai veneziani.

E i dati, i riferimenti storico-sociali, gli input bibliografici di quanto narrato sono descritti da Simoni nelle Note Dell’Autore, pagine da leggere forse più attentamente rispetto a quelle che le precedono…

I personaggi sono credibili?  Beh, circa quelli storici, reali, le informazioni in nostro possesso non mancano; ergo, il confronto con quanto descritto dall’Autore è facile a farsi.

E quelli creati a fini narrativi? Una risposta è data dallo stesso Autore nella Nota in calce a L’eredità dell’Abate nero:

Tigrinus, Angelo Bruni, Giannotto Bruni, Bianca de’ Brancacci, Faleno, Caco, Bilia e Balduccio Landini non sono mai esistiti. Mi sono divertito a plasmarli secondo convinzioni e stereotipi dell’epoca, giocando intorno alla figura di fra’ Giovanni da Fiesole, noto ai posteri come Beato Angelico, e a quel che di buono e di cattivo si è tramandato su ladri e banchieri in un’epoca che fece grande l’umanità.

Accettabile? Perché no?

Se Tigrinus sembra richiamare l’Aladdin di disneyana memoria, pare lecito dissentire sulla definizione [reperibile in Rete  commento di Ottonet] di Bianca de’ Brancacci:

Il personaggio di Bianca è quanto di più anacronistico: una sorta di virago asessuata, una suffragetta ante litteram, una femminista pasionaria trasportata nell’epoca della donna angelicata, quando essere donna significava innanzitutto sottomettersi all’uomo, quando il massimo dell’emancipazione consisteva nel suonare il liuto o leggere poesie, quando il massimo dell’aspirazione era accudire la prole e la libertà d’espressione era praticamente inesistente. Se si negano questi caratteri non solo si commette un falso storico, ma si negano tout-court i progressi nell’emancipazione femminile.

Virago? Asessuata? Suffragetta? Sarà… intanto complimentiamoci con il possessore di una macchina del tempo che gli ha consentito di prendere cognizione di come vivessero realmente le donne [popolane e abbienti] nel XV secolo in Italia!

Non condivisibile appare, altresì, l’altra parte del commento di cui sopra:

Niente ha profondità, né i personaggi, né le ambientazioni. Si assiste a un’esposizione didascalica del medioevo, esattamente così come ci è stato tramandato dai libri delle scuole dell’obbligo, ma con l’aggiunta doviziosa di particolari, dettagli, minuzie inutili e non richieste che servono per lo più all’autore per mostrarci di che cosa è capace, quanto si è documentato. Lo sfoggio lessicale sostituisce la capacità narrativa, l’accumulazione caotica di personaggi storici invece di servire da supporto alla trama rischia di passare anche questa per un’ostentazione di sapere fine a sé stessa.

Evidentemente chi ha scritto ciò può dirsi fortunato ad aver frequentato scuole ove gli insegnanti l’hanno reso edotto circa l’urbanistica dell’Alghero (o di Firenze o di Ravenna) dell’epoca o di come si chiamassero i capi di abbigliamento in uso in quegli anni. Forse l’Umberto Eco de Il nome della rosa non fa sfoggio a ogni piè sospinto di latino e il Camilleri autore di Montalbano non eccede con il siciliano?

Forse quello che sfugge ai più [o ai meno] è il famoso segreto di Pulcinella: quelli di cui si parla sono romanzi (storici), non saggi: preso come riferimento un contesto storico, inseriti personaggi, descrizioni ambientali, modi di vita di quell’epoca, l’Autore deve sentirsi libero di giostrare le vicende narrate in modo plausibile, non vero al cento per cento.

E pare che Simoni sia riuscito nell’intento. Poi, certo, alcuni interrogativi sembrano non avere risposta [esempio: come ha fatto l’Abate nero a fuggire dalla prigione di Ravenna?] ma, si ripete, siamo comunque nel campo della fiction! [nella Bibbia (non un libro qualsiasi) la forza di Sansone risiedeva nei suoi capelli!].

I tre libri che, attualmente, compongono la Secretum Saga, si possono leggere singolarmente [anche se è opportuno seguire l’ordine di uscita – L’eredità dell’Abate nero; Il patto dell’Abate nero; L’enigma dell’Abate nero – stante i, seppur brevi, richiami a episodi precedentemente descritti] ma è solo affrontandoli uno di seguito all’altro, senza por tempo in mezzo, che si può godere dell’ampio respiro di quest’opera. Simoni si mostra autore di razza: seppur intervallati nella pubblicazione da circa un anno l’uno dall’altro è come se il Nostro li avesse scritti di getto, senza pausa. Identica impostazione; soprattutto identico, sostenuto, coinvolgente ritmo narrativo, con tanto di piccoli, ma ben congegnati, colpi di scena.

Quindi, trilogia sì, ma con finale [o, forse, meglio, finali alla luce delle storie parallele che coinvolgono i protagonisti] aperto; e chissà che, prima o poi, Simoni ci regali un altro capitolo della Saga

Ah! Chi è l’Abate nero? E la Tavola di smeraldo?

Buona ricerca e buonissima lettura!