Recensione a “Le disobbedienti. Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte” docu-fiction di Elisabetta Rasy

“Le disobbedienti. Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte” docu-fiction di Elisabetta Rasy

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

Cosa hanno in comune Artemisia Gentileschi, Èlisabeth Vigee Le Bruno, Berthe Morisot, Suzanne Valadon, Charlotte Salomon e Frida Khalo?
Sono sei donne artiste, coraggiose e tenaci in un mondo ostile, donne indomite e ribelli ma consapevoli del loro talenti, grazie ai quali si sono affermate nonostante i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi di un mondo prettamente maschilista.
Artemisia, vissuta nel 1600, sedotta, stuprata e abbandonata, deve subire un processo dove, da vittima, dovrà giustificarsi di non essere stata artefice del suo stupro da parte di Agostino Tassi. Per estorcerle una confessione fittizia verrà sottoposta alla tortura dei sibilli: si tratta di cordicelle che stringono le dita delle mani, strumenti con i quali esercita il suo dono: dipingere la bellezza dell’Universo. Sola, povera e svergognata riesce a trasformare l’orrore subito in potenza creativa, infondendo forza drammatica e passionale alle sue eroine che risultano fiere e seducenti.
Élisabeth, vissuta nel 1750, ragazza di umili origini che si ritrova alla corte di Francia dove diviene pittrice ufficiale della regina Maria Antonietta alla quale dedica trenta ritratti:

le sue tele raccontano con la precisione di uno studio storico che cosa fu l’aristocrazia in Europa prima che le tante rivoluzioni ne cambiassero il volto

A seguito della caduta della monarchia fu costretta a subire l’esilio, ma i fasti di Versailles rivivono ancora nelle sue opere ove i visi delle sue dame esprimono tutto il mistero del desiderio femminile e di un mondo dorato che non esiste più.
Berthe, vissuta nel 1850, borghese di buona famiglia con la passione per la pittura, inizialmente non riesce a praticarla come professione perché si scontra con le intimazioni della famiglia che la obbliga a non tradire la via maestra delle donne, ovvero il matrimonio. Tuttavia, sposato Eugène Manet, fratello del più famoso Edouard, ne fa il suo impresario e assistente; continua tenacemente a dipingere divenendo l’unica donna a far parte degli impressionisti. Eppure, nonostante quaranta anni dedicati all’arte, per lungo tempo è stata dimenticata, confinata nell’oblio della storia, tant’è che perfino il suo certificato di morte riporta la dicitura “senza professione”.
Suzanne, vissuta nel 1900, è una bambina selvaggia e poverissima che vive di espedienti. Divenuta la modella e amante di grandi artisti come Renoir e Degas, a un certo punto della sua vita, sente il bisogno di uscire dai quadri e prendere posto dall’altra parte della tela, per dipingere la nuda verità femminile.
Charlotte, vissuta nel 1943, è una bambina dall’infanzia difficile, toccata da tragedie familiari; da adulta è destinata a essere immolata sugli altari della brutalità della storia: in quanto ebrea viene deportata e uccisa nei campi di sterminio nazisti. Ma, invece di piegarsi passivamente alla sorte, decide di lasciare un segno: migliaia di tempere dove pittura, scrittura e musica si affiancano.

L’eredità di Charlotte è una testimonianza dell’orrore dei tempi e insieme l’espressione del talento e dell’ingegno umano contro la morte.

Frida: vissuta nel 1950, una vita segnata dalla salute cagionevole, il terribile incidente in tram che le causa dolori atroci, continui interventi ospedalieri, busti di gesso e d’acciaio che la inchiodano a letto e che sono un vero calvario, una discesa agli inferi di se stessa che emerge prepotentemente dalle sue tele che sgorgano sangue. Ma lei, al contrario, mostra a tutti l’altra faccia del dolore: diviene la variopinta surrealista, icona dell’arte messicana

con quegli abiti di un altro tempo e un’altra realtà trasforma il suo corpo gracile e ferito nell’idolo colorato e ammaliatore che tutti conosciamo

Un romanzo encomiabile, che si avvale di una scrittura fluida ed elegante per raccontare brevemente sei artiste eroine di grande levatura, che hanno saputo trasformare le proprie fragilità in forza; sei profili di donne straordinarie, psicologicamente ben descritte, appartenute a contesti sociali ed epoche diverse, ma accomunate da destini travagliati e dalla medesima tenacia per realizzare la propria vocazione e che, attraverso le loro opere, parlano alle donne di oggi e a quelle di domani per affermare che ci si può salvare da un destino già scritto.

 

 

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