Recensione a “La Vucciria” racconto di Andrea Camilleri ispirato al celebre quadro di Renato Guttuso

“LA VUCCIRIA” racconto di Andrea Camilleri ispirato al celebre quadro di Renato Guttuso

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

Andrea Camilleri rende omaggio all’artista siciliano Renato Guttuso con un breve racconto ispirato alla Vucciria, la grande tela dipinta da quest’ultimo e raffigurante il famoso mercato palermitano.
Camilleri costruisce una storia d’amore tra Anna, la bella donna vestita di grigio vista di spalle, e Antonello, il giovane dall’aria malinconica che le viene incontro, e la intreccia con quella di un’altra Anna, moglie adultera condannata e murata viva nel ‘500 dalla Santa Inquisizione.
La peculiarità di questo racconto sta nella capacità di farci penetrare a fondo nell’opera d’arte, coinvolgendo tutti i nostri sensi: osservandola attentamente si può percepire il vicino, il frastuono, gli odori, il brulichio della gente come disse Leonardo Sciascia è una visione, un sogno, un miraggio, un mangiar visuale.
Al contempo, all’opulenza di cose vive si contrappone l’idea della deperibilità dei beni offerti, facendoci riflettere sulla caducità dell’effimero.
Il racconto è seguito da un brillante saggio dell’opera a cura di Fabio Carapezza Guttuso che ci conduce in un vibrante viaggio dentro il quadro.
La tela adesso è custodita nello Steri, ex palazzo Chiaromonte oggi sede dell’Università di Palermo che, con il suo messaggio universale di libero pensiero, interrompe la cupa tradizione oscurantista propria dell’Inquisizione, divenendo, quindi, simbolo e fulcro di una rinascita.
Lo Steri, nel ‘500, era infatti sede dell’Inquisizione in Sicilia: ancora oggi è possibile vedere i disegni, le poesie, le terribili invocazioni che riempiono i muri delle celle del Sant’Uffizio evocando anime sofferenti.