Recensione a “La signora Van Gogh” romanzo di Caroline Cauchi

“LA SIGNORA VAN GOGH” romanzo di Caroline Cauchi

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

“Siete convinta di essere come me? Vincent ride. Noi siamo diversissimi, signorina Bonger. Voi siete incatenata alla società e io no. Io non cerco né amore, né stabilità, né denaro. Vado a caccia di passione, eccitazione, libidine e caos.”

Il romanzo racconta la storia di Johanna Bonger, moglie di Theo Van Gogh, fratello minore dell’incommensurabile Vincent Van Gogh. Una donna scaltra e determinata alla quale le convenzioni dell’epoca andavano strette e ingiustamente dimenticata dalla storiografia ufficiale; invece, tra le pagine di questo appassionante libro, scopro che fu una figura chiave nell’affermazione della fama del pittore post impressionista olandese dopo il suicidio facendosi promotrice della sua postuma immensa fortuna, facendo conoscere al mondo i dipinti, i disegni, le stampe e le lettere del cognato.

Vincent vive ai margini degli ambienti artistici, complice il suo carattere e la sua instabilità mentale; di tutta la sua produzione artistica è riuscito a vendere solo una o due opere, e forse proprio questa sua costante condizione di indigenza, oltre alla sua sensibilità particolare, lo lega al fratello, in un legame profondo, devoto e incondizionato a tal punto che Theo, dopo la rocambolesca morte del fratello, non si dà pace, e finisce in un ospedale psichiatrico dove muore a soli 33 anni.

Benché sia stato molto interessante conoscere le vicissitudini di questa donna, capace di districarsi nel mondo dell’arte (spazio precluso alle donne del tempo) e dall’indiscusso merito di aver consegnato alla storia dell’arte il Van Gogh che tutti, ora, conosciamo, ritengo un vero peccato il taglio marcatamente “Harmony” che si è voluto dare al romanzo che, in diversi tratti, risulta melenso e noioso. Però miei gusti.