Recensione a “La macchina dei prodigi. L’invenzione che cambiò il mondo” romanzo di Simone Valmori

“LA MACCHINA DEI PRODIGI. L’invenzione che cambiò il Mondo” romanzo di Simone Valmori

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

C’è molta carne al fuoco in questo corposo [quasi 470 pagine] romanzo di Simone Valmori.

Strutturato con la tecnica del doppio binario – ieri [parte storica]; oggi – La macchina dei prodigi affronta tematiche tutt’ora senza risposta, o quasi: Arca dell’Alleanza; la Fede in Dio; l’inclusione, il rapporto con gli “altri”; il ruolo degli archeologi e, di conseguenza, degli storici nel costruire la Memoria degli esseri umani.

Come si pone Valmori di fronte a ciò?

Come su una scacchiera [riferimento non del tutto casuale, come vedremo] l’Autore fa interagire i suoi personaggi, primari e secondari, dando luogo a un confronto di idee utile al lettore per comprendere non solo i meccanismi del romanzo ma, anche [se non soprattutto] quelli della realtà odierna nella quale viviamo.

Poi, certo, sono le voci dei due protagonisti [uno per epoca storica narrata: Cassiodoro per ieri; Achille Vernocchi per oggi] a dirigere il flusso dei concetti basilari per Valmori.

Ma se il Cassiodoro di Valmori è sostanzialmente modellato, con le opportune concessioni letterarie, sul “vero” Cassiodoro vissuto a cavallo dei secoli V e VI d.C., il buon Vernocchi risulta persino pedante, per non dire saccente, nei suoi interventi e irritante nel suo atteggiamento complessivo. Con lui, forse, l’Autore ha un po’ troppo tirato la corda nel riunire in unico personaggio il “tutto” quando, [si ripete: forse] visto il suo ambito d’azione, si sarebbe potuto concepire un lavoro d’equipe tra due-tre soggetti per superare gli ostacoli posti dalla trama al suo/loro cammino.

E veniamo al punto focale del romanzo, nonché al suo provocatorio titolo: l’Arca dell’Alleanza, la “Macchina dei prodigi. L’invenzione che cambiò il Mondo”.

E, sì, perché il dilemma [vecchio di millenni] che pone Simone Valmori è, di fatto, il seguente: il Libro dell’Esodo (25,10-22; 37,1-9) [e la Lettera agli Ebrei 9,4] è da intendersi alla lettera o il suo significato “vero” è da ricercarsi in uno studio ragionato del “chi”, del “cosa”, del “dove”?

Sul punto l’Autore scherza con il lettore. Dimostrando pagina dopo pagina di aver fatto ricerche, di aver fatto proprio tesi [se vogliamo dissonanti con quelle tradizionali] anche esplicate con rappresentazioni inserite nel testo e che, messe in bocca al suo alter ego Achille Vernocchi, paiono inoppugnabili; ebbene, fatto tutto ciò, giunti al momento clou del confronto fra lo stesso Achille e i suoi oppositori [che nel romanzo rappresentano le tre religioni monoteiste per eccellenza: ci sarà un motivo?] che succede?

Chissà, forse [di nuovo!] è giusto così.

Ma Valmori non si ferma qui, dimostrando di saperci fare [e non poco]: invero riesce con bravura a incastonare in una trama proiettata al mai facile rapporto uomo-Dio una venatura thriller che ha il suo perché [tra cui la scacchiera di cui sopra…], tant’è che permette di coniugare il lato mistico del narrato con quello [sopra accennato] dell’inclusione, della convivenza con “l’altro”, il “diverso”, offrendo al lettore punti di vista e di riflessione.

Inclusione la cui problematicità [e qui la teoria dei ricorsi storici di Giambattista Vico torna a meraviglia] Valmori mostra essere esistita anche nel binario narrativo storico, il passaggio dalla romanità tout court all’integrazione forzata con i nuovi arrivati Goti…

Altro?

Certo!

Il Mausoleo di Teodorico [con “inevitabile” mistero da svelare!]a Ravenna; l’acquedotto di Traiano a Ravenna, ristrutturato da Teodorico; il Palazzo di Teodorico a Galeata [i cui scavi archeologici costituisco il punto di partenza del romanzo]; sono ulteriori punti di partenza per approfondire i tanti argomenti cari all’Autore.

Un’ultima domanda: dov’è ora l’Arca dell’Alleanza?

LA MACCHINA DEI PRODIGI. L’invenzione che cambiò il Mondo: una piacevole scoperta, una piacevole lettura e, perché no, anche un omaggio a una delle donne più importanti della nostra storia: Galla Placidia.