Recensione a “La corsa all’abisso” romanzo di Dominique Fernandez

“La corsa all’abisso” romanzo di Dominique Fernandez

Recensione a cura di Alessandra Ottaviano

Dominique Fernandez, in questa corposa e intensa autobiografia immaginaria, rievoca il mito dell’immenso Michelangelo Merisi detto il Caravaggio:

“Vagabondo senza regola né legge,veretico votato al vizio innominabile, reietto che attira su di sé l’anatema, fazioso che rinnega il proprio cuore, selvaggio che vive nell’anarchia dei suoi istinti”

Una personalità oscura che vive ai margini della società, eppure un genio assoluto della pittura che godeva della protezione di principi e cardinali.
L’Autore ripercorre tutta la vita dissoluta dell’Artista attraverso l’infinita quantità di dettagli e particolari di cui sono intrise le sue opere, e anche attraverso il tormento che le ha generate: quelle passioni terrene che lo divoravano e che lo hanno portato a non rispettare le leggi della Chiesa, dello Stato e, pure, anche della pittura in genere: avvalendosi della tecnica del chiaroscuro reinventa un nuovo modo di dipingere; le sue tele scandalizzano, inquietano e affascinano allo stesso tempo, sono fortemente erotiche e crude. Caravaggio utilizza come modelli straccioni e prostitute e trasforma in santi nelle sue tele.
Dal paese lombardo si trasferisce a Roma, dove comincia la sua ascesa; ma l’incantevole Roma barocca che prende vita dalle pagine del romanzo è anche luogo di perdizione e, quando il Merisi uccide Ranuccio Tomassoni, inizia la sua corsa verso l’abisso.
In fuga a Napoli, poi a Malta e, infine, a Siracusa, lasciando dietro di sé opere grandiose.
La sua avventura si arresta bruscamente su una feluca nei pressi della Toscana, misteriosamente ucciso a soli trentotto anni dalla malaria o per mano di chissà chi.
Un romanzo che appassiona e commuove grazie al potere di una narrazione eccelsa, frutto una certosina ricerca storica ma anche di un “sentire” più profondo: certi autori possiedono un dono unico nel raccontare tanto che alcuni versi rasentano la poesia:

“Sono l’uomo degli spazi chiusi, dei luoghi ristretti, delle cose viste da vicino, dei raggi nella notte, del fascio di luce che investe un particolare.”