Recensione a “IL SANGUE DEI FIGLI. Le indagini di Boretti e Orlandini. Vol. 1” romanzo di Giovanna Barbieri

“IL SANGUE DEI FIGLI. Le indagini di Boretti e Orlandini. Vol. 1” romanzo di Giovanna Barbieri

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

Il sangue dei figli: un titolo potente che evoca un passo della Bibbia altrettanto potente:

Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato

(Dt. 24,16-17 – In La Bibbia di Gerusalemme – Edizioni Dehoniane Bologna – ventunesima edizione, ottobre 2005).

E il romanzo di Giovanna Barbieri un che di potente lo possiede: il suo presupposto, la base sulla quale l’Autrice ha costruito trama e personaggi.

Guerra civile: esplosa nel settembre 1943 e, seppur con strumenti diversi, tutt’oggi (2023) combattuta.

E se la sua “onda lunga” investe ancora l’attuale, figuriamoci il 1982 [anno di ambientazione (il presente) del romanzo]!

Già, il 1982… come si viveva allora? Che aria si respirava?

Se la “febbre mondiale di calcio” [quello che la nostra Nazionale vincerà battendo in finale a Madrid la Germania Ovest (e sì, nel 1982, le Germanie erano ancora due…) con la mitica esultanza di Sandro Pertini, il “Presidente Partigiano”, per rimanere in tema] fa un po’ da colonna sonora alla narrazione; se le cabine telefoniche richiamano un epoca possiamo dire “estinta”; e se anche Mork & Mindy [celebre serie di telefilm trasmessa in quegli anni che vedeva come protagonista il compianto Robin Williams] fanno capolino qua e là tra le pagine del libro, Barbieri non manca riferimenti a eventi tragici quali l’omicidio di Aldo Moro [avvenuto nel 1978 ma tutt’ora (oggi e, quindi, a maggior ragione nel 1982) presente per il suo significato morale e politico] e i brutali assassinii all’epoca attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”.

Ma Barbieri non si ferma qui. Anche le pagine ambientate nel 1944 fiorentino offrono importanti spunti di studio e riflessione. Un esempio su tutti: alzi la mano chi sa [senza sbirciare in Rete] cosa fosse e cosa facesse la Banda Carità o quale fosse il ruolo delle mogli degli esponenti fascisti o, più in generale, delle donne del Fascio.

E di ruolo delle donne nella vita comune nel 1982 l’Autrice parla mettendo in bocca alla protagonista Fiammetta [tra le prime a diventare Ispettrice della Squadra Mobile prima a Milano poi a Firenze] parole amare. Così come amare sono le riflessioni di Guglielmo [collega di Fiammetta alla Mobile di Firenze] in quanto omosessuale, perciò costretto a tacere il suo essere per paura di ritorsioni [oggi diremmo mobbing] in ambito lavorativo.

Tanta carne al fuoco, dunque, in Il sangue dei figli, che Giovanna Barbieri struttura come poliziesco ambientato a Firenze, appunto nel 1982, intervallato da pagine ambientate, sempre a Firenze, nel 1944 e che fungono da prodromo agli omicidi sui quali sono chiamati a indagare Fiammetta e Guglielmo.

Ma non è tutto.

Invero, se la parte, diciamo così, storica è scritta seguendo lo schema tradizionale del tempo passato in terza persona, per i capitoli attuali Barbieri ricorre al tempo presente: l’adesso, un messaggio, meglio, una richiesta importante al lettore affinché colga il, anzi, i molti significati di ciò che sta leggendo.

Parte lento Il sangue dei figli, anche a causa dei tanti nomi subito elencati, per poi assumere una velocità di crociera narrativa buona, anche grazie ai colpi di scena che Barbieri piazza sul più bello, smontando via via le ipotesi fatte da chi legge sull’identità dell’assassino.

Ancora, non va sottaciuto il lavoro di ricerca svolto dall’Autrice presso l’”Istituto Storico Toscano per la Resistenza” [oltre alla lettura di testi specifici in materia] e che si mostra nella precisione dei riferimenti storici presenti nel suo libro: ringraziamola per questo, per tenere viva la memoria del nostro passato perché sia base alla costruzione del nostro futuro.

«Hai ragione, Fiammetta. Le bandiere italiane che sventolano mi rammentano quanti hanno lottato, ucciso, sofferto e sono morti per quei colori. Non dovremmo mai dimenticarlo.»

Buona e, soprattutto, istruttiva lettura.