Recensione a “COSA LORO. Mai visti da vicino” di Giulio Andreotti

“COSA LORO. Mai visti da vicino” di Giulio Andreotti

Recensione a cura di Beniamino Malavasi

Vivo o morto Giulio Andreotti non passa inosservato: piaccia o non piaccia è l’Italia socio – politica del Secondo dopo-guerra e quello che ha scritto va letto per ricordare, interrogarsi e chiedersi: aveva ragione lui?

Tale cappello introduttivo vale a maggior ragione per questo breve saggio – porzione di autobiografia andreottiana dove il Nostro espone le Sue verità circa il rinvio a giudizio da lui subito perché ritenuto, di fatto, mafioso (o, forse, più che mafioso).

In meno di centoottanta pagine scorrono nomi, date, eventi che, di riffa o di raffa hanno segnato il nostro Paese; e il lettore, specie quello che ha vissuto quegli anni, è chiamato a un gioco d’equilibrio non semplice: il capire dove stia la verità…

Personalmente ho trovato pietoso il tentativo di smarcarsi da Michele Sindona, colui che lo stesso Andreotti definì pubblicamente “Il salvatore della Lira”; così come non accettabile mi è parso il finto dispiacere mostrato nel testo dal buon Giulio a proposito dell’omicidio di Giorgio Ambrosoli, quando lo stesso Andreotti, all’epoca dei fatti, commentò: “Se l’andava cercando”.

D’altra parte, baci o non baci e vassoi d’argento esistiti o meno, non si può non concordare con Lui, e come la storia d’Italia insegna, a proposito dell’uso mirato da parte dei giudici inquirenti e giudicanti, a seconda degli interessi in gioco e delle persone da colpire, delle dichiarazioni dei “collaboratori di giustizia”.

E si, perché a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina [cit.]

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