Recensione a “AL – MUWATTA’. Manuale di legge islamica” di Malik Ibn Anas

“AL – MUWAŢŢAʼ. Manuale di legge islamica” di Mālik Ibn Anas

A cura di Roberto Tottoli – Giulio Einaudi Editore – Torino 2011.

Punti estratti da Beniamino Malavasi

“Scritto nell’ VIII secolo, il Muwaţţaʼ è il più antico trattato di legge islamica.

Fin che il Profeta stesso era in vita, non c’era bisogno di una legge musulmana sistematizzata, sia perché la sua autorità in merito era assoluta, sia perché i confini politici del mondo musulmano non si estendevano oltre la penisola arabica, dove vigevano norme consuetudinarie omogenee. Ma dopo la sua morte da un lato viene a mancare la sua autorità carismatica e dall’altro l’Islam si diffonde rapidamente in territori multietnici, dove le tradizioni giuridiche erano molto differenti. Di qui la necessità di raccogliere una casistica in grado di coprire un’ampia gamma di attività umane, molte delle quali non venivano trattate nello stesso Corano.

Nascono così, fra VIII e IX secolo, varie scuole giuridiche, ma il primo vero «manuale pratico» di legge islamica è questo di Mālik Ibn Anas, che anche dal titolo (muwaţţaʼ significa «cammino reso piano», «percorso agevolato») si propone come uno strumento da utilizzare per districarsi nella complessità dei problemi, insomma, per l’appunto, un manuale.

L’enorme fortuna di questo libro ha attraversato il mondo islamico e il Muwaţţaʼ, qui tradotto per la prima volta in italiano, è tuttora il testo base della legge islamica in gran parte del Nord Africa.

Un libro fondamentale per capire in profondità la cultura islamica, affondando nelle sue più antiche origini, al di là della disinformazione che spesso domina in questo campo.” [dalla seconda e terza di copertina]

Il Muwaţţaʼ è suddiviso in trentun capitoli:

“La prima, consistente parte [del Manuale] contiene capitoli che riguardano i cosiddetti pilastri dell’Islam e, quindi, della ritualità islamica [preghiera; elemosina rituale; digiuno; ritiro spirituale; pellegrinaggio]; quindi, accanto a ciò, tematiche relative ad altre pratiche o concezioni religiose [funerali; jihad; voti e giuramenti]. Dopo ritualità come il sacrificio, ma anche pratiche relative al cibo come la macellazione degli animali, seguono alcuni capitoli dedicati varie questioni connesse [delle vittime sacrificali; degli animali macellati; della caccia; della vittima sacrificata per una nascita]. Questa prima parte giunge a circa metà dell’opera e introduce altri temi centrali per le speculazioni tradizionali e giuridiche, già, a volte, nell’attestazione coranica, oppure nella testimonianza affidata a Muhammad e alle prime generazioni. Il diritto ereditario è uno di questi casi e non meno importanti, per tutte le sue implicazioni, sono gli aspetti del diritto matrimoniale e questioni connesse [come l’allattamento].

Un’altra parte consistente della discussione tradizionale e giuridica nell’Islam, e che troviamo ampiamente trattata nel Muwaţţaʼ è quella relativa ai vari istituti del diritto commerciale [compravendite; commenda; contratto di mezzadria; affitto della terra; retratto].

Altre questioni occupano la parte conclusiva dell’Opera: le testimonianze relative all’esercizio del giudizio giuridico, quelle del diritto penale; la discussione ampia sull’istituto della schiavitù.

Non manca, come nei testi di argomento simile, una parte che discute di pratiche alimentari e, quindi, un ultimo capitolo generale finale che raccoglie argomenti diversi sotto i vari paragrafi.

Tale struttura sottende la tipica distinzione operata in sede giuridica e tradizionale tra gli aspetti del culto (ՙibādāt) e quelli delle relazioni tra gli uomini (muՙāmalāt) trattandone in ordine diverso e privilegiando i primi in sede di ordinamento dei materiali, ma che non giudica gli uni al di sopra degli altri.

Diritto ereditario e commerciale non sono costitutivamente diversi da preghiera e digiuno e nella discussione giuridica ricadono nelle competenze dell’esperto di legge islamica.” [dalle pagine XLII e XLIII dell’Introduzione].

In particolare,

“I diversi paragrafi che costituiscono i capitoli raccolgono, preceduti dalle catene i trasmettitori, le tradizioni reputate pertinenti al tema, partendo, laddove presenti, dai detti del Profeta e quindi riportando le tradizioni, i pareri o la condotta di compagni del Profeta e dei loro successori, prima dell’opinione, al caso, dello stesso Mālik desunta dalla pratica medinese.

L’ordine di priorità e importanza è ripetuto uniformemente in tutti i paragrafi e riflette una scelta ben precisa dettata dalla priorità e rilevanza del materiale e, insieme a ciò, da una costruzione del significato per punti rilevanti che viene prodotta tramite l’aggiunta e l’apposizione delle brevi unità tradizionali che si completano, progressivamente, a vicenda.” [da pagina XLII dell’Introduzione].

Si è ritenuto riportare per intero quei capoversi, certo non esaustivi ma in grado di offrire al lettore un primo inquadramento del Testo in oggetto. Per verità è tutta l’Introduzione [suddivisa in tre capitoli a loro volta suddivisi in paragrafi che spaziano dagli aspetti prettamente storici a quelli più tecnici del Libro in esame] nella sua corposità [pagine VII-LXXVI] a condurci in un mondo, diciamolo, a noi ignoto ma, non per questo, meno affascinante.

Invero,

“Il Muwaţţaʼ (…) più che un profilo esaustivo del contenuto del Corano e della sua esegesi, mira a essere un sussidio di efficace consultazione, e quindi di dimensioni relativamente maneggevoli e attento alle questioni su cui il mussulmano si può interrogare” [da pagina XLII dell’Introduzione].

A completare l’Opera  gli apparati bibliografici e gli indici; apparati altrettanto corposi, e non poteva essere diversamente.