Recensione a “L’apprendista di Goya” romanzo di Sara Di Furia

“L’APPRENDISTA DI GOYA” di Sara Di Furia

Recensione a cura di Antonella Raso

Trama:

Madrid 1791, l’arte fiorisce sotto l’occhio vigile dell’Inquisizione. Manuèl Alvèra vive e lavora nel colorificio di famiglia, abile come nessun altro nella miscelazione dei pigmenti. Goya in persona, un giorno, colpito dalla sua abilità, lo richiede al padre come apprendista con la promessa di farlo diventare un pittore di fama. Intanto, nel giro di poco tempo, in città vengono ritrovati diversi cadaveri, tutti di famosi artisti madrileni assassinati secondo il medesimo modus operandi: il corpo massacrato, denudato e scuoiato. Madrid è in subbuglio e mentre l’inquisitore attribuisce la responsabilità di quanto sta accadendo al mero peccato di vanità commesso dai pittori, Manuèl inizia ad avere il sospetto che proprio Goya sia coinvolto negli omicidi. Studiando l’opera del maestro per emularne il genio, il ragazzo scopre infatti un terribile segreto, che gli permetterebbe di raggiungere sfumature di colore mai viste per la realizzazione della pelle delle sue modelle. In breve il giovane apprendista si ritrova a essere vittima e al contempo complice di una spirale di bugie e segreti sempre più intricata, che metterà in discussione tutta la sua vita. Sullo sfondo di una Madrid impregnata di fervore artistico e untuosa religiosità si snoda la vicenda più cruenta che il mondo dell’arte abbia mai conosciuto.

Recensione:

L’apprendista di Goya è un romanzo storico inebriante e deciso, ambientato nella Madrid del 1791: una città dove sacro e profano si incontrano contendendosi il cuore, il potere e le passioni degli uomini.

L’Autrice, con la sua penna, ha saputo sapientemente catapultarmi in un’epoca in cui l’inquisizione spagnola regnava sovrana, il potere ecclesiastico dettava regole ferree e l’arte era soffocata. Ha saputo curare l’ambientazione nei minimi dettagli: gli odori di Madrid e la vita che scorre accanto alla morte penetrano nella mente come se fossero reali; immergermi nelle sue pagine è stato come compiere un viaggio nel tempo: ero davvero nella bottega di Pepillo a preparare pigmenti con Manuèl, o nello studio di quel genio di Francisco Goya pittore malato e tormentato a posare per lui…

Il colore predominante in questo romanzo, che di per sé è un dipinto di parole vero e proprio, è il rosso: come il sangue degli omicidi, come il sangue della corrida, come il sangue di quei petali di papavero che alla fine porteranno il lettore ad una amara e sorprendente verità.

Terza opera dell’autrice bresciana, con questo libro Sara Di Furia convince con la sua innegabile bravura.

Per me è stato un vero onore, oltre che un piacere, conoscerla di persona al Salone del Libro di Torino quest’ anno (2022).

È negli abissi in cui sprofondiamo, che troviamo l’ispirazione per la nostra arte.

L’Autrice:

Sara Di Furia è nata a Brescia dove vive e lavora come insegnante nella scuola secondaria di secondo grado. Ha all’attivo già diverse pubblicazioni, tra cui La regina rossa e Jack, entrambi editi con La Corte Editore.

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